La puntura di un’ape, per l’uomo come per un animale, può rivelarsi davvero molto dolorosa.
Sappiamo per certo che i nostri insetti del cuore sono assolutamente pacifici e che attaccano l’uomo, o qualsiasi essere viventi li minacci, soltanto in difesa dell’alveare o se spaventate: detto questo, resta il fatto che il loro pungiglione ed il veleno rilasciato con l’iniezione possano causare nella vittima un enorme fastidio e, nei casi più gravi, importanti reazioni allergiche.
Negli ultimi anni questa sostanza, detta apitossina, ha però attirato l’attenzione del mondo beauty per le sue straordinarie proprietà tonificanti, ritenute un eccellente rimedio per contrastare i segni del tempo.
Liquido incolore ed amaro, il veleno è infatti composto principalmente da melittina (dal greco mellitta, ape), un potente antinfiammatorio che, al momento del contatto con l’epidermide, induce una vasodilatazione nella stessa, con successiva produzione di fibre di collagene ed elastina. Un botox naturale temporaneo – o Bee-tox – che in cosmesi viene sempre più impiegato per le sue proprietà antirughe e cicatrizzanti. Presenti anche apamina, che stimola il sistema nervoso, il peptide 401 e l’istamina.
Ottimo, inoltre, in caso di ustioni, ferite, psoriasi, il veleno d’ape sta iniziando a far breccia anche in ricerche mediche importanti: interessanti studi clinici ancora in via di sperimentazione (Università di Washington; Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth, Australia; ricercatori Sud Coreani) hanno addirittura incluso la melittina tra gli agenti in grado di contrastare l’avanzare di cellule tumorali, virus come l’HIV e l’infiammazione connessa a malattie croniche come artrite reumatoide, osteoartrite, artrosi.
Gli aspetti negativi del veleno d’api
Per quanto riguarda i prodotti cosmetici, il principale risvolto negativo è certamente l’impossibilità di apprezzarne gli effetti per tutti coloro che siano allergici alle punture d’insetto, nei quali l’utilizzo potrebbe scatenare irritazioni severe ed orticarie.
Altro aspetto negativo, il costo proibitivo del veleno d’ape: nel 2012, il Wall Street Journal riportava che “Un grammo di veleno proveniente dalla Nuova Zelanda, uno dei maggiori produttori, è l’equivalente di 10.000 punture di api e costa circa 304 dollari”. Nell’ultimo decennio la richiesta di questa sostanza è ampiamente cresciuta, significando una discreta diminuzione del suo costo ed un consumo più accessibile.
Come viene estratto il veleno dal pungiglione delle api?
È tristemente noto che un’ape sia destinata a morire dopo aver punto anche solo una volta un altro essere vivente. Il suo pungiglione, dopo aver inoculato il veleno nella vittima, si distacca rovinosamente dal corpo causando la morte dell’insetto. Per gli scopi appena elencati, l’apitossina viene invece estratta in modo assolutamente indolore per le api che, attirate attraverso stimoli sensoriali, sono chiamate a pungere un’apposita superfice che permette la raccolta del veleno senza che queste ultime perdano il pungiglione, evitandone la morte.



