Come abbiamo visto, l’ape ha accompagnato l’evoluzione e la storia dell’uomo sin dai suoi albori.
Presente in rappresentazioni antichissime e adorata quasi come una divinità da popolazioni vissute migliaia di anni fa, l’impollinatrice per eccellenza è stata nel corso dei secoli protagonista anche nell’arte e nella simbologia.
La ritroviamo infatti in quasi tutti gli impianti simbolici delle società occidentali ed orientali, in molti culti pagani e nelle religioni, nella mitologia antica, nell’esoterismo e nell’araldica, così come in tantissime forme artistiche, nella letteratura e nella poesia.
La complessità del sistema sociale rappresentato dell’alveare e dalle colonie in esso custodite, ha ispirato da sempre grandi pensatori, politici, filosofi ed artisti che hanno associato l’ape a concetti quali purezza, diligenza ed organizzazione, nobiltà e autorevolezza, saggezza e operosità.
Gli antichi Babilonesi, ad esempio, veneravano il dio Mithra, rappresentato come un leone che stringe tra le sue fauci proprio un’ape. Il geroglifico dell’ape a sei zampe è uno dei simboli utilizzati nell’antico Egitto per rappresentare il dio Sole Ra, dalle cui lacrime – secondo la leggenda – presero vita proprio le prime api. Anche i Greci consideravano l’ape un animale sacerdotale, per la sua purezza e il rapporto privilegiato con la natura e, in particolare, il mondo delle piante e dei fiori. Lo stesso Zeus era appellato Melisseo, uomo-ape, poiché da bambino sarebbe stato nutrito dalle api di Creta, acquisendo lui stesso il colore tipico dell’oro che contraddistingue il miele.
Per gli antichi Romani l’ape era simbolo di felicità ed abbondanza: all’inizio di ogni nuovo anno, erano soliti offrire ai loro governanti favi ricolmi di miele.
Successivamente, la rinomata e ammirata operosità dell’ape l’ha resa anche simbolo della virtù teologale della Speranza e, in questa veste, la si incontra come attributo dei Santi Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Santa Rita da Cascia. Per San Tommaso il miele diviene simbolo dell’Eucaristia, ma anche della dottrina di Gesù: “Li nutrirò col fiore del frumento e li sazierò col miele della roccia”.
Nella Francia Imperiale è stata associata a nobiltà e ricchezza, divenendo protagonista addirittura dello stemma napoleonico.
Diffuso, infatti, anche il suo utilizzo nell’araldica: in Italia, per esempio, l’ape fu emblema dei Barberini, il cui stemma riporta tre api. A Roma, all’angolo tra Piazza Barberini e Via Veneto, possiamo tuttora ammirare la piccola Fontana delle api, che Gian Lorenzo Bernini realizzò nel 1644: una piccola vasca a forma di conchiglia dove tre api, simbolo della casata che la commissionò, riversano dell’acqua.
Del 2009, invece, un dipinto in acrilico dell’artista naif Irene Brandt, che raffigura con semplicità e immediatezza il lavoro svolto quotidianamente dalle api. Il maestro di Burano Vittorio Costantini interpreta il mondo degli insetti realizzando la tecnica del “vetro a lume”, riproducendo in alcune sue opere il pattern dell’alveare e le amate api.
L’elenco sarebbe ancora lunghissimo: una ulteriore conferma del rapporto indissolubile tra uomo e api.
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