Arte contemporanea e difesa dell’ambiente: le api protagoniste

Esiste un legame tra le api e l’arte contemporanea?

Sembrerebbe di sì, sia concettualmente che dal punto di vista pratico.

Dal punto di vista concettuale, le api sono il simbolo della natura e rappresentano l’anello tra l’ambiente ed il benessere dell’uomo. Nell’arte contemporanea, questo concetto è spesso affrontato attraverso opere che esplorano tematiche ecologiche e l’importanza della conservazione dell’ambiente. Le opere d’arte possono far riflettere sulla minaccia della scomparsa delle api e del loro ruolo cruciale nei processi di impollinazione, sottolineando la necessità di proteggere e preservare l’ecosistema.

Un esempio concreto che evidenzia questa connessione è l’installazione dell’artista britannico Wolfgang Buttress, “The Hive”: un alveare gigante esposto per la prima volta all’Expo 2015 ed oggi conservato presso i giardini del Royal Botanic Kew a Londra. Si tratta di una struttura reticolare in alluminio, alta 17 metri e composta da circa 170 mila pezzi del peso di 50 tonnellate, che si estende per un volume di 14 metri quadrati. Al suo interno, sono ricreate le condizioni di vita delle api con luci, suoni, colori che cambiano di intensità a seconda delle attività che si svolgono in un vero alveare, creando un’esperienza sensoriale immersiva per gli spettatori, invitati a riflettere sul ruolo vitale delle api. Dalla sua prima esposizione a Milano, l’opera ha già ricevuto oltre 20 premi di architettura e design.

Nessuno probabilmente si sarebbe aspettato di veder comparire delle api a grandezza umana sulle pareti degli edifici di Londra. Louis Masai è entrato in azione a Brick Lane, uno dei luoghi più caratteristici simbolo della cultura alternativa della metropoli inglese, e lo ha fatto per sensibilizzare turisti e cittadini sul progressivo declino delle api. L’artista ritiene che i murales possano essere d’aiuto per ampliare gli orizzonti delle persone e per aiutarle a guardare al di là del proprio naso, anche attenzionando temi delicati. In Italia, a Carrara, troviamo un esempio ancor più evoluto di murales: “Impollinèmes”, un omaggio all’importanza della funzione delle api nell’ecosistema, porta la firma di Zed1 che ha creato l’eco-murales con gli interventi sonori del soundesigner Alessio Mosti e gli interventi scultorei di Silvia Scaringella. L’eco-murales trasforma il suono in musica, che a sua volta viene trasformata in narrazione ed installazione artistica aumentata di prossimità. Un incontro tra tecnologia, ambiente ed arte urbana, scultorea e musicale per un nuovo progetto di sensibilizzazione nel segno della sostenibilità.

Alcuni artisti contemporanei collaborano, invece, direttamente con le api, inducendole a creare opere uniche ed organiche come nel caso di Aganetha Dyck, artista canadese che utilizza oggetti provenienti da case d’asta e dall’artigianato per creare sculture che le api successivamente rivestono di cera e propoli. Già Beuys presentò nel 1977 un’opera intitolata “Honey Pump”, in cui posizionò un tubo all’interno di un alveare, creando una connessione tra il ricco simbolismo dell’alveare e l’atto di filtrare ed estrarre il miele. 

E su questo filone opera anche Tomas Libertiny, pittore e scultore di origine slovacca che ha raggiunto la fama internazionale grazie alle sue insolite sculture realizzate in cera d’api. La loro unicità dipende non tanto dal materiale di cui sono fatte quanto dal processo di creazione: infatti, sono le api stesse che, costruendo il proprio alveare su strutture 3D, danno lentamente forma all’opera finale. Un processo che può durare mesi o addirittura anni, a seconda della grandezza del modello e della laboriosità delle piccole aiutanti. Un tale grado di complessità ha permesso a Liberitiny di creare solo pochi pezzi fino ad oggi, per lo più ispirati a miti e oggetti del passato. L’ultimo, dedicato alla regina d’Egitto Nefertiti, ha richiesto due anni di lavoro e l’aiuto di 60.000 api per essere completato.

Anche api ed arte contemporanea, in conclusione, si influenzano reciprocamente, con opere che ci impongono di riflettere sull’importanza ecologica di questi insetti e sulla necessità di salvaguardare il nostro pianeta.

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Terrantiga, espressione della biodiversità sarda, dove alle fioriture spontanee di erica arborea, lavandula, asfodelo, cisto si alternano il rosmarino, l’eucalipto, la malva, il trifoglio, il cardo selvatico, è l’unico collettivo di apicoltori esistente in Sardegna. Una tradizione secolare tramandata di generazione in generazione che si traduce in un modello di apicoltura sostenibile, naturale ed etica: un’azienda che fa del biologico un suo pilastro e che fonda le sue attività su concetti quali benessere delle api, qualità della produzione, salvaguardia ambientale.

L’O.P. Terrantiga aderisce a Miele in Cooperativa e al Consorzio a tutela Alveare Italia.

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A San Sperate, a circa 20 km da Cagliari: un Paese Museo con origini antichissime, famoso per i suoi murales e per le incredibili produzioni della terra (come le pesche), le creazioni artigianali e le eccellenze enogastronomiche tipiche. Qui, Terrantiga alleva api locali che, grazie ad un’attenta pratica nomade e al rispettoso presidio del territorio, garantiscono l’impollinazione e la ripopolazione di aree povere di impollinatori, bottinando il nettare tra la rigogliosa macchia mediterranea e le aree costiere di Teulada e Domus de Maria, nell’altopiano di Campeda e sulle montagne Montiferro e Groceano, passando per le pianure fiorite del campidano.

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