La danza delle api: un linguaggio complesso e affascinante.

Da sempre, il processo di comunicazione delle api è tra i temi del mondo animale che destano più interesse.

Alla base di questo argomento troviamo gli studi condotti nel secondo dopoguerra dallo scienziato austriaco Karl Von Frisch, il cui celebre libro “Il linguaggio delle Api” segna una tappa importante per la biologia. Karl von Frisch ha dimostrato infatti che tra le api vige un trasferimento di informazioni che avviene per mezzo di segni convenzionali ed organizzati, fatti di rituali ben precisi: un vero e proprio linguaggio che si snoda attraverso danze, assaggi e l’emissione di sostanze odorose.

La danza delle api

Uno dei metodi di comunicazione delle api è costituito dalla loro danza, ovvero una serie di movimenti ben precisi che trasferisce alle altre api le “indicazioni stradali”, se così possiamo definirle, rispetto alla qualità e quantità di nettare, nonché alla direzione e alla distanza dall’alveare dei fiori e delle pianteindividuati.

Le api bottinatrici eseguono diversi tipi di danza:

  • La “danza circolare”, utilizzata alternando un giro in senso orario e uno in senso antiorario, quando le fonti nettarifere si trovano entro 25 metri di distanza dall’arnia
  • La “danza dell’addome o a otto”, utilizzata dalle api esploratrici quando le fonti nettarifere sono più distanti dall’alveare

A questo punto, la comunicazione diviene sorprendentemente efficiente e complessa: tutti i movimenti dell’ape hanno infatti uno specifico significato. Se si muove dal cerchio verso l’alto, vuol dire che la nuova fonte è in direzione del sole; se, al contrario, taglia verso il basso, le altre api comprendono che bisogna andare in direzione opposta. E ancora, se l’ape danzatrice taglia il cerchio formando un angolo, le altre comprendono che devono volare a destra o a sinistra rispetto al sole, a seconda dell’angolo che questa compie rispetto ad una immaginaria linea verticale.

Anche la velocità della danza contiene messaggi. La danza lenta e i movimenti dell’addome più marcati indicano che la distanza dal cibo è maggiore.

Vibrazioni e ronzii

Oltre ai movimenti danzanti compiuti durante il volo, le api usano anche altri metodi per comunicare. Tra questi, vi è l’emissione di particolari vibrazioni o ronzii che costituiscono una comunicazione uditiva.

Ronzii a specifiche frequenze permettono alle api di trasmettere messaggi chiari rispetto allo stato di salute dell’alveare.

Possiamo distinguere infatti diversi tipi di ronzii, come ad esempio quello prodotto da uno sciame orfano o il canto della regina vergine, che annunzia il secondo sciame.

Un ronzio conosciuto da tutti gli apicoltori è quello che le api degli sciami emettono in occasione della scoperta di una nuova dimora, ovvero l’arnia che l’apicoltore ha messo a loro disposizione.

Feromoni

feromoni sono un altro strumento di comunicazione olfattiva adottato dalle api: non sono altro che ormoni prodotti dalle api in particolari situazioni, come ad esempio avvertimenti riguardanti la presenza di un pericolo o per comunicazioni riguardanti l’accoppiamento e la deposizione delle uova. Questi particolari ormoni sono impercepibili dall’olfatto umano e costituiscono dei veri e propri messaggi chimici con svariate proprietà.

La principale fabbrica chimica dell’alveare è l’ape regina che produce ben 32 tipi di feromoni diversi, alcuni di questi inibitori (uno, ad esempio, impedisce alle api operaie di deporre uova; altri sono di richiamo sessuale e altri ancora segnalano la presenza della stessa e tengono unita la famiglia).

Gli assaggi

Un altro metodo utilizzato per la comunicazione di informazioni è l’assaggio.

Solitamente, questo metodo di comunicazione viene utilizzato per condividere la presenza di una fonte di nutrimento.

L’ape che ha scoperto il nettare si reca dal suo sciame e ne rigurgita una piccola quantità per farlo assaggiare agli altri componenti della colonia. Attraverso l’assaggio del nettare, le altre api sono in grado di raccogliere le informazioni necessarie sul nettare appena ingerito, identificandone la provenienza e volando dunque alla ricerca dei fiori che lo producono.

Se consideriamo la complessità dei passi e dell’informazione trasmessa dal mondo delle api, non possiamo non ammirare il grado di socializzazione e comunicazione raggiunto da questi piccoli, meravigliosi insetti.

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Terrantiga

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Terrantiga, espressione della biodiversità sarda, dove alle fioriture spontanee di erica arborea, lavandula, asfodelo, cisto si alternano il rosmarino, l’eucalipto, la malva, il trifoglio, il cardo selvatico, è l’unico collettivo di apicoltori esistente in Sardegna. Una tradizione secolare tramandata di generazione in generazione che si traduce in un modello di apicoltura sostenibile, naturale ed etica: un’azienda che fa del biologico un suo pilastro e che fonda le sue attività su concetti quali benessere delle api, qualità della produzione, salvaguardia ambientale.

L’O.P. Terrantiga aderisce a Miele in Cooperativa e al Consorzio a tutela Alveare Italia.

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A San Sperate, a circa 20 km da Cagliari: un Paese Museo con origini antichissime, famoso per i suoi murales e per le incredibili produzioni della terra (come le pesche), le creazioni artigianali e le eccellenze enogastronomiche tipiche. Qui, Terrantiga alleva api locali che, grazie ad un’attenta pratica nomade e al rispettoso presidio del territorio, garantiscono l’impollinazione e la ripopolazione di aree povere di impollinatori, bottinando il nettare tra la rigogliosa macchia mediterranea e le aree costiere di Teulada e Domus de Maria, nell’altopiano di Campeda e sulle montagne Montiferro e Groceano, passando per le pianure fiorite del campidano.

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