Oltre al miele e al polline, che abbiamo imparato a conoscere, all’interno dell’alveare le api sono in grado di produrre diversi alimenti e composti altrettanto pregiati ed eccezionali, delle cui proprietà può beneficiare anche l’uomo.
Pappa reale
La pappa reale, a differenza di miele e polline, non viene immagazzinata dalle api nell’alveare ma prodotta ed utilizzata per il fabbisogno della colonia: infatti, è il super alimento messo a disposizione di tutte le larve per i primi 3 gg di vita, delle future api regine per i primi 5gg e della Regina, che potrà goderne per tutto il corso della sua esistenza.
La pappa reale è una sostanza prodotta dalle api nutrici grazie alle ghiandole ipofaringee e mandibolari; ha una consistenza gelatinosa, colore lattiginoso e sapore acido-aromatico; contiene principalmente zuccheri, acqua, vitamine, grassi, aminoacidi e proteine fondamentali allo sviluppo dei giovanissimi insetti. La sua somministrazione alle future api regine è fondamentale dato che, grazie a questo incredibile cibo, le larve elette riescono a sviluppare ciò che le contraddistingue dalle altre api presenti nell’alveare: l’apparato riproduttore.
L’apicoltore, con estrema attenzione e cura, riesce a prelevare la pappa reale durante il periodo primaverile, in occasione della sciamatura, aspirandola dalle celle larvali o raccogliendola tramite la raschiatura, filtrando successivamente il composto per rimuovere le impurità.
L’assunzione, da parte dell’essere umano, può apportare enormi benefici all’organismo: rivitalizzante e ricostituente in caso di affaticamento, difficoltà di concentrazione, spossatezza o convalescenza, la pappa reale è un toccasana per il nostro sistema immunitario; contrasta gli stati depressiv; ristabilisce un corretto metabolismo stimolando l’appetito ed è un ottimo alleato in caso di deficienze nutrizionali in bambini ed anziani.
Come introdurla nella nostra alimentazione quindi? Generalmente, si consiglia l’assunzione di 500mg di pappa reale fresca al mattino, a digiuno, lasciandola sciogliere sotto la lingua, per un periodo di almeno 6 settimane da replicare al bisogno nel corso dell’anno.
Propoli
Il termine “propoli” deriva dal greco antico πρόπολις (pro= davanti e polis= città), letteralmente “davanti la città”. Un simbolico difensore della comunità, quindi, che le api collocano in modo strategico per ridurre le vie di accesso alla propria casa, l’alveare, a difesa delle aggressioni e dei pericoli esterni. Non solo, questa viene impiegata anche come isolante, per limitare la presenza di correnti d’aria ed umidità, così come per costruire altre parti strutturali e come disinfettante.
Prodotta dalle api bottinatrici grazie alla raccolta della resina di pioppi, faggi, betulle, querce, abeti, ippocastani e molte altre piante conifere, la propoli viene trasformata attraverso la masticazione e la saliva, aggiungendo polline, cera d’api ed enzimi: quel che ne risulta è un alimento ricco di minerali; vitamine del gruppo B, C, E; flavonoidi, polifenoli, aminoacidi, chetoni, acidi grassi…
L’apicoltore può prelevare la propoli dall’alveare semplicemente inserendo nell’alveare delle particolari reti che le api andranno a sigillare con la sostanza vischiosa: una volta riempite, sarà sufficiente estrarre le reti e lavorare il prodotto raccolto.
Per la sua eccezionale composizione, la propoli è per l’essere umano un vero e proprio antibiotico naturale e vanta proprietà antibatteriche, antivirali, depurative, antimicrobiche, disinfettanti. Eccellente contro le affezioni del cavo orale, viene spesso impiegato per contrastare la comparsa di afte, stomatiti, faringiti e tonsilliti dovute ad infezioni batteriche o virali, micosi (come candida e mughetto) ed herpes. È utile, inoltre, per il trattamento di problematiche gastrointestinali.
Può essere assunta in purezza, in soluzione alcolica come la tintura madre o sottoforma di spray, granuli, tavolette o compresse.
Cera d’Api
Le api operaie producono la cera grazie a delle specifiche ghiandole dette “ceripare”, che trasformano gli zuccheri contenuti nel miele in cera. In origine, la sostanza secreta dagli insetti impollinatori è liquida: al contatto con l’aria, però, questo composto solidifica in piccole scaglie trasparenti e viene successivamente masticato e trasformato in un materiale compatto e solido. Ma a cose serve la cera? Le api la utilizzano per costruire i favi all’interno del proprio alveare e per sigillare le cellette in cui viene immagazzinato il miele. L’apicoltore può recuperare la cera prodotta in eccesso attraverso la disopercolatura (la rimozione degli opercoli, i tappi delle cellette), senza arrecare alcun danno all’alveare.
Dall’uomo, la cera d’api viene utilizzata per produrre foglie cerei, da “restituire” alle stesse api come supporto per la costruzione dei favi nelle arnie, o per realizzare prodotti artigianali come candele, saponette, prodotti cosmetici, beewrap (pellicola per alimenti), liquori e unguenti per il trattamento di legno ed altri materiali naturali.
Curiosità: per produrre 1 grammo di cera, l’ape deve consumare circa 10 gr di miele.
Pane delle api
Forse il meno conosciuto tra i prodotti dell’alveare e più difficile da reperire, il pane delle api, pandapi o perga, è un composto ottenuto dalla fermentazione del polline, precedentemente trasformato dalle api più anziane della colonia attraverso l’aggiunta di miele, nettare ed enzimi.
Viene utilizzato nell’alveare come cibo per le larve e le api nutrici ed è un alimento ricco di proteine, aminoacidi essenziali, carboidrati, acidi grassi, vitamine del gruppo B, K, E, D, C e P, provitamina A, carotene, potassio, zinco, manganese e ferro, oli essenziali, enzimi, pigmenti…
Per estrarlo dall’alveare, è necessario che l’apicoltore attenda l’arrivo della stagione autunnale, momento in cui la fermentazione avrà sicuramente fatto il suo naturale corso (circa 20gg dalla deposizione): estrarrà quindi i favi dove è stato immagazzinato, li congelerà per farli indurire, ridurrà in pezzi il pan d’api e lo polverizzerà mediante l’utilizzo di una frusta a trapano.
Possiamo mangiare anche noi il pan d’api? Assolutamente sì: può essere consumato puro o mescolato con cereali, yogurt, polenta e pane, per un massimo di 10 gr al giorno. A vantaggio dell’essere umano, vanta proprietà anti-aging, stimolando la riparazione e riproduzione cellulare; aumenta la longevità, migliora fertilità e libido; allevia gli effetti collaterali di terapie invasive come la chemioterapia, proteggendoci dalle radiazioni.
Pappa reale, propoli, pane e cera d’api hanno un’unica, comune, controindicazione: come ogni prodotto legato al mondo delle api, le persone più sensibili o allergiche a polline e ad altre sostanze da esso derivate dovrebbero prestare particolare attenzione ed evitarne il consumo, per scongiurare reazioni avverse anche gravi.



