Cos’è il polline
Il polline è un elemento essenziale nella morfologia del fiore, poiché è grazie ad esso che avviene l’impollinazione e, quindi, la riproduzione della specie, essendo custode del patrimonio genetico del fiore stesso. Il polline è la cellula, o gamete, maschile (l’equivalente dello sperma nell’uomo) che, quando raggiungere i pistilli dei fiori (o organi femminili) dà luogo al processo di fecondazione. Il polline ha l’aspetto di una polvere colorata (di vario colore a seconda della tipologia del fiore) ed è costituito da un altissimo numero di piccoli granuli, talmente microscopici da non essere invisibili a occhio nudo, contenuti nei sacchi pollinici.
Polvere leggerissima, generalmente di colore giallastro, molto fine e appiccicosa, dal profumo aromatico e dolce, il polline può essere trascinato dal vento o trasportato dagli insetti impollinatori come le api, che lo fanno viaggiare anche a distanza di chilometri e chilometri dal fiore di origine. Quando le api si posano sui fiori, infatti, impregnano le loro zampine di polline e, volando da una pianta all’altra, lo rilasciano inconsapevolmente sulla pianta successiva, garantendo la conservazione e riproduzione di innumerevoli specie vegetali.
Il polline non verrà, però, soltanto rilasciato in natura, ma anche processato in modo naturale dalle stesse api ed immagazzinato nell’alveare, come nutrimento per le nuove larve. A differenza del nettare, infatti, esso NON viene trasformato in miele, ma rappresenta invece la principale forma di nutrimento per l’intera comunità
Proprietà nutritive del polline
Grazie alle numerose proprietà e alla sua ricchezza nutritiva, il polline viene da sempre utilizzato come integratore naturale: ogni singolo granulo, seppur minuscolo, contiene amminoacidi, carboidrati, enzimi, grassi, proteine, sali minerali, ormoni e vitamine. Tutti questi elementi sono presenti in diverse proporzioni a seconda della tipologia del fiore.
Il polline è infatti composto da: acqua (dal 12% fino a un massimo di circa 20%); proteine (circa il 20%), di cui la maggior parte sotto forma di aminoacidi essenziali; zuccheri (circa il 15%), glucosio e fruttosio; lipidi (circa il 5%), di cui acidi grassi essenziali, omega 3, omega 6, monoinsaturi e saturi; sali minerali come calcio, cloro, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, silicio e zolfo; vitamine del gruppo vitamine A, C, D, E, K, PP e del gruppo B; enzimi, coenzimi, ormoni di crescita; pigmenti come carotinoidi e antocianine.
I benefici del polline
Il polline è considerato da tempo un ottimo ricostituente anche per l’essere umano, specialmente in caso di stanchezza, stress e affaticamento. Inoltre, riesce ad essere un valido rimedio naturale per problemi come colite, costipazione, infezioni intestinali e stitichezza. Ottimo per chi ha problemi di anemia, di mancanza di ferro e di vitamine B12 perché provoca un rapido aumento del numero dei globuli rossi e del tasso di emoglobina. Agisce anche sull’umore, donando all’intero organismo una sensazione di benessere.
Come consumare il polline
Le palline di polline in commercio possono essere masticate o diluite a caldo con acqua, latte o tisana, aggiunte a yogurt, marmellate o miele. Si consiglia di consumare il polline la mattina a stomaco vuoto, prima della colazione (per un max di 15/20 grammi per adulto e circa 5/10 grammi per bambino al giorno).
Cos’è il nettare
Simbolo della coevoluzione millenaria tra piante ed insetti, il nettare è una soluzione acquosa e zuccherina prodotta dalle piante mellifere mediante i fiori, per attirare gli insetti impollinatori; è composta da acqua, amminoacidi, antiossidanti, carboidrati, enzimi e carboidrati.
La sua composizione varia da pianta a pianta e dalle caratteristiche stesse dell’insetto impollinatore che lo raccoglie e, grazie alle sue proprietà, rappresenta un’indispensabile fonte di nutrimento per tanti animali, dagli insetti ai mammiferi. Per gli impollinatori, il nettare è talmente importante che le piante rispondono con una produzione costante, a qualsiasi ora del giorno ed in qualsiasi periodo dell’anno.
Le api, in particolare, vengono attirate dall’odore sprigionato dalla secrezione dolciastra, si arrampicano sul fiore e succhiano il nettare con la loro bocca; lo trasportano quindi all’interno delle borse melarie, dove il nettare viene addizionato di enzimi. Sostanze che, già in questa fase, concorrono alla trasformazione del nettare in miele. Giunte nell’alveare, le api immagazzinano il nettare in apposite cellette (favi), come scorta di cibo. Grazie al meticoloso lavoro delle api operaie, temperatura e ventilazione costanti fanno evaporare l’eccesso acquoso del composto, rendendolo via via più denso, concentrato e meglio conservabile nel tempo. Al termine di questo processo, le api sigillano quindi le cellette con un piccolissimo tappo di cera (opercolo) a protezione del miele, che ora è pronto.
Il legame tra polline e nettare
Pur avendo due ruoli totalmente diversi, esiste un legame indissolubile tra polline e nettare, entrambi elementi fondamentali nel processo di riproduzione del fiore. Il polline, spermatozoo delle piante, è la sostanza proteica che rende possibile la fecondazione dei fiori e che contiene proteine, grassi e nutrienti di cui le api hanno bisogno. Il nettare, prodotto dal fiore, dà energia alle api grazie a vitamine, zuccheri e nutrienti aggiuntivi, garantendo la loro sopravvivenza come e, quindi, il processo di impollinazione.
Curiosità
Il nettare non è presente soltanto all’interno del fiore: i cosiddetti nettari extrafloreali – posti cioè nella parte più esterna della pianta o del fiore – sembrano ulteriormente facilitare la relazione tra piante ed insetti. A differenza dei nettari floreali, il nettare prodotto all’esterno del fiore ha generalmente una funzione difensiva. Il nettare attira gli insetti predatori che mangeranno sia il nettare che tutti gli insetti che si nutrono di piante intorno, fungendo così da “guardie del corpo”.
La quantità di nettare prodotta da una singola pianta è direttamente collegata e proporzionata al tipo di animale che lo bottina, al suo comportamento e alle sue esigenze nutrizionali, in un rapporto di reciprocità incredibilmente equilibrato. Nella produzione di nettare in ambiente mediterraneo, ad esempio, dove la siccità estiva è piuttosto comune e le api sono gli impollinatori dominanti, i fiori tendono a produrre piccole quantità ma di nettare concentrato, che riesce ad apportare in ogni caso tutto il nutrimento necessario.
La presenza di una ricompensa nei fiori delle piante impollinate dagli animali (in questo caso il nettare), si crede abbia avuto un ruolo anche nell’evoluzionedi piante e fiori non nettariferi, che assomigliano o profumano come altre piante, ma che non producono alcun nettare: grazie al loro aspetto e all’aroma che sprigionano, questi fiori riescono ad essere comunque impollinati con l’inganno.
In altri casi, per esempio nei fiori che per loro conformazione risultano più accessibili ad animali ed insetti, il nettare viene consumato anche dai cosiddetti “ladri di nettare” che, purtroppo non recano alcun vantaggio alla pianta.
Cos’è la melata
Forse non tutti sanno che le api non raccolgono il nettare soltanto dai fiori! Il miele di melata, per esempio, è realizzato a partire dalla melata, appunto, una sostanza zuccherina che le api raccolgono da alcuni parassiti delle piante.
Questi insetti fitofagi, che si nutrono cioè di vegetali, amano cibarsi di foglie e steli di erba medica, tiglio, abete, quercia e larice. Dopo aver succhiato la linfa di queste piante, rilasciano tutti gli zuccheri in essa contenuti sotto forma di goccioline, che le api intercettano anche a chilometri di distanza. Tornate quindi all’alveare e durante il loro volo, le api lavorano la melata che hanno raccolto e la immagazzinano nelle celle, proprio come accade per il nettare.
Il miele di melata è liquido, denso e scuro, ricco di sostanze antiossidanti, minerali, antinfiammatorie e contiene, oltre a fruttosio, glucosio e saccarosio, anche fruttomaltosio e melicitosio.
La particolarità della melata si esprime appieno nella sua analisi sensoriale: il colore va dall’ambrato scuro al quasi nero; presenta una scarsa tendenza alla cristallizzazione; offre all’olfatto note vegetali, affumicate, balsamiche, di legno, di resina, frutta cotta e lievito. Ha un sapore deciso, poco dolce, con punte di sapidità: caratteristiche variabili, soprattutto in base alla sua provenienza e al tipo di parassita che l’ha prodotta.
Un miele ideale, in cucina, per l’abbinamento a preparazioni salate, ma decisivo anche in dolci particolari.




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